Dallo specchietto retrovisore
Ad un anno dall'inizio di questo viaggio penso a quando sono partito e a dove sto andando, con un occhio che sbircia dallo specchietto retrovisore.
Un po' di strada si è fatta.
Molta ce ne sarà ancora da fare.
Quello che però vorrei raccontarvi è che in questi dodici mesi è cambiato il mio modo di viaggiare dentro Ombre di Coscienza.
Perché alla fine un progetto fotografico, o artistico che sia, è una piccola vita dentro la vita.
Nasce, cresce,
cambia. E mentre cambia lui,
cambi anche tu.
Sono partito con una specie di ansia da prestazione.
Non tanto per la qualità fotografica del lavoro, quanto per i numeri.
Gli appuntamenti da fissare.
Quante famiglie incontrare in un fine settimana.
Quante in un mese.
Quante in un anno.
Forse anche perché, all'inizio, di appuntamenti non ce n'erano poi molti.
Così uscivo con una scaletta mentale rigidissima.
I tempi delle chiacchiere.
La raccolta delle informazioni.
Le fotografie.
Tutto catalogato dentro uno schema quasi ossessivo.
Una specie di coperta di Linus che mi aiutava a non sbagliare.
È servito?
Beh… all'inizio forse sì.
Ma di errori ne ho fatti comunque.
E tanti altri ne farò.
Le informazioni dimenticate.
Una foto che "mmm…".
Il registratore che non registra.
Sono i rischi della diretta.
Ed è anche il suo bello.
Poi però qualcosa è cambiato.
Settimana dopo settimana, incontro dopo incontro, l'ossessione per i numeri ha iniziato a sparire.
Ho smesso di guardare continuamente l'agenda per capire quante famiglie avrei incontrato il weekend successivo o dove sarei stato tra due anni.
Ho iniziato a respirare.
Ed è stata una cosa naturale.
Quasi inconscia.
A poco a poco il tempo ha smesso di essere un contatore di cose da fare ed è diventato un accompagnatore.
Quanto dura un appuntamento di Ombre di Coscienza?
Non lo so più.
Se me lo aveste chiesto nei primi mesi vi avrei risposto senza esitazioni:
"45 minuti."
E statene certi: dopo 45 minuti l'appuntamento finiva.
Come da programma.
Come da schema.
Come da contatore.
Poi ho capito che ogni incontro aveva un ritmo suo.
Succedeva sempre qualcosa che rompeva la mia scaletta.
E allora sto imparando, grazie a voi, a respirare.
Gli appuntamenti durano esattamente il tempo necessario.
40 minuti.
60 minuti.
25 minuti.
Due ore.
Dipende.
Dal tempo che le famiglie hanno a disposizione.
Dalla voglia di raccontarsi.
Dal silenzio.
Dalle pause.
Da cose che forse non so nemmeno descrivere.
La qualità dell'incontro ha preso il posto della quantità degli appuntamenti.
Sta diventando un viaggio il cui ritmo spesso lo decide il caso.
E forse è proprio questo il bello.
Dodici mesi di Ombre di Coscienza, con una piccola pausa forzata per impegni personali, mi fanno guardare oggi dallo specchietto retrovisore con un sorriso e il gomito fuori dal finestrino.
Mi sto godendo il viaggio.
E la vostra compagnia

