Quando le memorie iniziano a cercarsi ...

08.07.2026
Quando ho iniziato Ombre di Coscienza pensavo di intraprendere un percorso fatto di fotografie, incontri e racconti.


Credevo che il mio compito fosse quello di documentare una comunità, costruendo nel tempo un archivio umano del Comune di Molazzana.

Nei primi mesi ero quasi ossessionato dalla quantità. Quanti appuntamenti riuscivo a fissare. 

Quante famiglie fotografare. Quante registrazioni raccogliere. Quante storie ascoltare.Avevo la sensazione che il progetto crescesse attraverso i numeri.

Poi, lentamente, è stato Ombre di Coscienza a insegnare qualcosa a me.

Ho capito che questo progetto ha bisogno di respiro.Ha bisogno di lentezza.Ogni incontro ha un tempo diverso, e quel tempo non può essere deciso in anticipo. Può durare dieci minuti, cinquanta, tre ore. A volte anche di più. Non esiste una misura giusta, perché ogni persona, ogni famiglia e ogni ricordo hanno un proprio ritmo.

Ed è proprio questo il bello del viaggio.

È vivendo questo tempo, senza rincorrere più i numeri, che mi sono accorto di qualcosa che non avevo previsto.

Quando ho chiesto alle famiglie di affidarmi cinque fotografie provenienti dai loro archivi personali pensavo di fare una richiesta delicata. Quelle immagini non sono semplici fotografie. Sono frammenti di vita. Custodiscono affetti, assenze, nascite, partenze, feste, lutti. Custodiscono identità.

Ed invece la risposta è stata immediata.Generosa.

Ma la scoperta più grande non è stata ricevere quelle fotografie.È stato capire cosa succede prima.

Per scegliere cinque immagini bisogna aprire cassetti dimenticati, salire in soffitta, sfogliare album che nessuno guardava da anni. Bisogna fermarsi attorno a un tavolo e chiedersi quali fotografie raccontino davvero la propria famiglia. 

E mentre si cerca, inevitabilmente, si ricomincia a raccontarsi.

In quel momento ho capito che Ombre di Coscienza non sta soltanto raccogliendo memorie.Le sta rimettendo in cammino.

Qualche giorno fa ne ho avuto un'altra conferma.             Il 18 luglio, nel piccolo teatro di Sassi, presenterò pubblicamente il progetto. Al termine verrà mostrata una piccolissima selezione di circa centoventi diapositive dell'Archivio Carli, un patrimonio che comprende probabilmente oltre diecimila tra diapositive, fotografie e negativi realizzati tra gli anni Settanta e Ottanta da questo appassionato fotografo del paese.

Anche in questo caso mi sono reso conto che non stavo semplicemente preparando una proiezione.

Stavo contribuendo a far riaffiorare una memoria collettiva.Ogni diapositiva proiettata è un volto che torna a essere riconosciuto. Un nome pronunciato ad alta voce. Un episodio che qualcuno ricorda e qualcun altro scopre per la prima volta.

È in quei momenti che un archivio smette di essere un insieme di immagini e torna a essere vita.

C'è poi un'ultima riflessione che continua ad accompagnarmi.

Mi sto accorgendo che, molto spesso, sono le donne a sapere dove si trovano le fotografie di famiglia. Sono loro a ricordare i nomi delle persone ritratte, a custodire album, lettere e piccoli oggetti che attraversano le generazioni.Non so se sia una regola. Probabilmente no.Ma è una presenza che ritorna con una frequenza tale da farmi pensare che custodire la memoria significhi, in fondo, custodire anche le relazioni ed anche in questo il gentil sesso "ha una marcia in più".

Il 31 luglio inaugurerà a Cascio la prima mostra di Ombre di Coscienza. Sarà un luogo costruito con fotografie contemporanee, immagini provenienti dagli archivi delle famiglie, voci, oggetti e installazioni. Una casa simbolica in cui le memorie possano abitare insieme.Ma oggi sento che la mostra è già cominciata.


È iniziata nel momento in cui una famiglia ha riaperto un cassetto dimenticato.Nel momento in cui qualcuno ha preso in mano una fotografia che non vedeva da decenni.Nel momento in cui un ricordo è tornato a essere raccontato.Credevo di partire per fotografare un paese.

Oggi ho la sensazione che quel paese, insieme a me, stia lentamente riscoprendo le proprie memorie.E forse è proprio questo il significato più profondo di Ombre di Coscienza.Non conservare il passato.Ma creare le condizioni perché le memorie tornino a incontrarsi, a dialogare e a generare nuove memorie.Perché una memoria condivisa non appartiene più soltanto a chi l'ha vissuta.

Diventa un bene comune.

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